Nel fumetto di Spider-Man, compare una frase: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” e forse è l’unica frase, che si dovrebbe dire a chiunque diventa per la prima volta genitore. Capricci, pianti inconsolabili, pannolini, terrible two, autonomia: le sfide di un genitore sono sempre molte, ma ciò che più conta è quella di rendersi conto dell’enorme potere, che come madre e padre abbiamo nei confronti dei nostri figli.
Cosa significa accudire un figlio
La natura ci ha fatti evolvere in questo modo: 9 mesi nella pancia materna, 12 mesi al di fuori per camminare e altrettanti per iniziare a parlare. L’accudimento è necessario per portare il bambino dalla completa dipendenza all’autonomia, ma l’accudimento non riguarda solamente le necessità pratiche. Il genitore accudisce emotivamente e giorno dopo giorno, nutre con l’esempio le capacità relazionali ed emotive del figlio, la sicurezza in sé stesso e la consapevolezza della sua persona, pregi, limiti, bisogni e preferenze. Quando si diventa genitori, l’obiettivo non deve essere quello di essere perfetti: non lo saremo mai, accettiamo che faremo errori. Partiamo invece dalla consapevolezza che ogni genitore ha un potere, non richiesto, ma che deriva dalla nascita stessa di un figlio: è grazie a questo potere, che può aiutare il bambino a sbocciare o lo può rendere insicuro. Proprio per la dipendenza che un bambino ha per natura nei confronti del genitore, il potere che ogni madre e padre ha si esercita attraverso ogni gesto o parola che si decide di compiere o dire. Per questo, rendersi conto della responsabilità che si ha tra le mani è il primo passo per fare un buon lavoro, il miglior lavoro che possiamo pensare di fare.
Allenare la consapevolezza
Quando si pensa al ruolo e ai doveri del genitore, si pensa alle necessità materiali del bambino da soddisfare, mentre le capacità emotive vengono spesso “date per scontate”. Come se bastasse fornire un luogo caldo, accogliente, giochi stimolanti e cibo sano per sviluppare una emotività e personalità serena nel bambino. In realtà, una buona educazione dovrebbe partire sempre dalla consapevolezza di sè come genitore e persona, dei propri limiti, dei pregi e dei punti di forza. Solamente conoscendoci profondamente, possiamo fare il miglior lavoro di educazione con i nostri figli perché possiamo capire su quali punti abbiamo bisogno di migliorare, quali sono le nostre reazioni da evitare e quali sono poi i nostri lati positivi, da utilizzare nei momenti importanti. Non dobbiamo forzarci di essere perfetti, di assomigliare all’idea di un genitore che si comporta in modo impeccabile, imparando a memoria qualche frase consigliata da psicologi e pedagogisti. Quel che dobbiamo fare è essere sinceri con noi stessi, perché dalla sincerità arriva la consapevolezza e con essa la possibilità di migliorare ed essere il meglio di noi stessi. Solamente se esercitiamo noi stessi la consapevolezza come genitori, abbiamo la possibilità di insegnarla ai nostri figli e aiutare i nostri figli nella consapevolezza di sè è forse il compito più importante e arduo di un genitore. Se insegniamo ai nostri figli a riflettere su di sè, ad essere sinceri con sè stessi, a migliorarsi, a riconoscere le proprie emozioni e reazioni e dar loro un nome chiaro, avremo dato loro gli strumenti più importanti della loro vita.