Immaginate una stanza piuttosto grande, lungo una parete, finestroni polverosi dai quali entrava la luce del sole che riverberava il pulviscolo danzante sospeso nell’aria. A due a due erano disposte alcune scrivanie con altrettante sedie occupate da persone in camicia e cravatta: gli impiegati dell’ufficio, come potrebbero essere i papà di voi bambini. Come ogni scrivania che si rispetti, anche quelle erano ingombre di mille oggetti, dai taccuini di varie dimensioni al computer, dal portapenne alle cornici e poi fogli, fogli, fogli.
Le pareti poi erano letteralmente tappezzate da manifesti pubblicitari, poster, calendari, anche degli anni passati, chissà poi perchè, lavagnette sulle quali i chiodini infilzavano come spiedini vari foglietti scritti con grafie diverse, dai segni piccoli e tondeggianti, chiari e precisi, altri acuti e spigolosi, addirittura difficilmente decifrabili. L’unico aspetto positivo erano i colori: tanti, dai toni più accesi e decisi a quelli tenui e delicati. Su ogni scrivania trovava posto la scatolina di metallo con le puntine dentro, che tintinnava ad ogni spostamento. Le puntine, dalle teste di tutti i colori dell’arcobaleno, appena sentivano che una mano prendeva la scatolina, sembravano darsi un gran daffare per mettersi in bella mostra e farsi scegliere per finire piantate sulle lavagnette a tenere i loro, ormai amici, foglietti. Si racconta, infatti, che fossero nate delle dolcissime storie di amicizia fra le puntine e i “post-it”. A dire il vero, ce ne era una che invece non veniva mai scelta. ” Sapete perchè?” “Per il colore: aveva la testa nera ed ogni volta finiva in fondo alla scatolina, scartata da dita ingenerose. La puntina nera era sempre più triste e le altre la deridevano: – Non verrai mai scelta, il tuo colore non piace a nessuno! In quel momento sarebbe voluta scomparire, tanto soffriva!
Un giorno accadde, però, qualcosa di strano: la scatolina venne scossa con maggiore forza e dita frenetiche scorrevano tra le puntine che, per quanto si mettessero in bella mostra, venivano scartate. Fatto davvero strano! Quelle dita sembravano proprio cercare qualcosa di preciso. La puntina dalla testa nera, come ormai d’abitudine, si era rifugiata in un angolino della scatola per far spazio alle altre. Ecco che accadde qualcosa di inaspettato: le dita presero proprio lei! Non ci poteva credere! Stava sognando? Eppure sentiva il solletico delle dita che l’avevano afferrata e capiva, così, che era tutto vero. Le altre rimasero stupite, a cosa mai sarebbe servita quella che fino ad allora era stata sempre evitata? Mille pensieri roteavano anche nella testolina della nostra puntina:- Chissà dove sarò destinata? Si domandava con il cuore in trepidazione. Tremava, non le era chiaro se per la paura, magari di essere gettata via o per l’eccitazione di essere stata scelta. Era allo stesso tempo davvero tanta curiosa.
Ad un tratto vide un grande disco con tante testine nere, simili a lei, disposti in cerchio e delle assicelle sottili che giravano in tondo, come in una giostrina. Due dita gentili appoggiarono la puntina in un forellino già esistente girando finchè non fu fissata ben bene, per non farla cadere dal quadrante. Si guardò intorno e timidamente salutò le sue vicine. Chiese dove si trovasse ed una testina nera le rispose che erano su un orologio, di quelli grandi, da parete. Qualche giorno prima si era staccata una di loro, che indicava il numero tre, ed era finita schiacciata sotto le scarpe di un impiegato indaffarato e frettoloso. Non si riusciva, così, più a leggere bene l’orario. Avevano pensato di gettare l’orologio quando a qualcuno era venuto in mente di sostituire quella caduta con la puntina dalla testa nera. Ed eccola lì!
Immaginate la felicità della nostra puntina, aveva finalmente trovato il suo posto! Da quel giorno fu sempre felice e svolse il suo ruolo con grande attenzione ed impegno.