Quando parliamo di aspettative, pensiamo il più delle volte alle aspettative che gli altri ripongono in noi, dalla società, agli amici, passando per i genitori. Quando diventiamo a nostra volta genitori, ci poniamo nei panni dei nostri figli ogni giorno, ma difficilmente ci interroghiamo se come genitori proiettiamo su di loro qualcosa di nostro. E ancora più difficilmente, ammettiamo di farlo. Per cambiare il nostro punto di vista, possiamo fare un utile esercizio, partendo dalla considerazione che i figli saranno sempre una proiezione esteriore di noi genitori. Da questa consapevolezza essenziale, possiamo partire per capire come gestire le nostre aspettative di genitori.

Alcuni esempi di aspettative genitoriali

Le aspettative del genitore possono prendere forme diverse. Una di queste comporta il proiettare sul figlio reale il figlio ideale e può affondare le radici in nostri bisogni insoddisfatti, sogni non realizzati. Sogni nello sport, nella scuola, nell’ambito lavorativo. In qualche modo, anche indirettamente e senza rendercene conto, desideriamo che nostro figlio possa soddisfare ambizioni che noi non siamo riusciti a raggiungere o che possa evitare gli stessi errori compiuti da noi in passato.

Può capitare poi che il genitore è soddisfatto di sè e vorrebbe che il figlio seguisse le sue orme, che facesse le sue stesse scelte e arrivasse a quell’obiettivo che lui reputa “di successo”. In questo caso, i genitori sono esperti del loro “campo”, ma vorrebbero occuparsi e invadere anche lo “spazio” del figlio, di cui si sentono esperti a prescindere.

Cambiamo prospettiva. E aspettative.

Come genitori, il nostro compito è aiutare i figli a diventare esperti di sè stessi, imparando a conoscersi e stimolare sè stessi, dando ascolto e visibilità a quelli che sono i loro bisogni e i loro desideri. Anche quando questi non corrispondono ai nostri di genitori. Se cambiamo prospettiva, scopriamo anche un piccolo (ma prezioso!) segreto: nostro compito non è dire ciò che devono fare, come lo devono fare e perché lo devono fare, ma aiutarli ad ascoltarsi, a conoscersi, lodando l’impegno, apprezzando gli sforzi e soprattutto rispettando i loro tempi.

Freniamo le nostre aspettative e interveniamo il meno possibile nella formazione dei loro desideri e obiettivi: insegniamo la perseveranza e di fronte alle piccole difficoltà, stimoliamo a reagire in autonomia, pur con la nostra vicinanza. Abbiamo fiducia in lui, non come nostro specchio, ma come essere autonomo. Il fiore che è potrà così fiorire, con i nostri raggi del sole, ma le sue radici.