L’attesa è un concetto educativo molto importante. Non è però semplice capire come comportarsi per fare in modo che il bambino impari nel tempo a gestire la frustrazione dell’attesa e a vederne i lati belli. Insomma, come si insegna ai bambini ad aspettare? Può essere una domanda da un milione di dollari, ma con qualche spunto possiamo capire meglio in quale direzione andare.

L’importanza dell’esempio

Pensiamo a quando si avvicina l’ora di pranzo o di cena. Capita tante volte che in un momento di attesa e noia, il bambino inizia a insistere nel chiedere cibo. Una buona strategia potrebbe essere quella di non rispondere direttamente alla richiesta, ma di dire “davvero? Ok, adesso vediamo”, lasciando al contempo il bambino all’interno di  un ambiente con altri stimoli, come libri e giochi (ma senza cibo) e dando noi stessi  l’esempio in modo indiretto. Non è ora di mangiare, quindi non mangiamo nemmeno noi adulti. Dire però direttamente: “Non puoi mangiare, visto che io non mangio perché non è ora” potrebbe essere inutile o controproducente. A volte potrebbe bastare essere noi l’esempio e parlare il meno possibile.

E se il bambino insiste?

Sembra semplice, vero? Come genitori, sappiamo benissimo che non lo è! Tante volte, il bambino potrebbe decidere di insistere perchè gli sembra l’unica cosa possibile da fare in quel momento! Lui sente la fame, vuole da mangiare e lo vuole subito! Forse immagina che cederai e si crea quindi il modulo di comunicazione che prevede la richiesta, una breve attesa, una mggiore insistenza, il cedimento per stanchezza. È davvero difficile cambiare punto di vista e modificare le variabili, ma non è impossibile. Si fa sempre a piccoli passi, lo facciamo tutti! Se infatti proviamo a cambiare qualche variabile, potremmo veder cambiare la situazione. Un primo passo è quello di rimanere calmi, anche se lui insiste. La sua insistenza deriva da un vero bisogno che sente come urgente, ma siamo noi con l’esempio e la tranquillità a poter mostrare loro quanto invece sia del tutto gestibile quell’attesa. Un trucco utile potrebbe essere quello di inserire altri stimoli da seguire, come un libro da leggere o un gioco da fare insieme (non schermi, tv o videogiochi). Potrà insistere per un po’ (solitamente meno è abituato ad aspettare, più insisterà), ma se ci vedrà calmi e tranquilli alla fine capirà che aspettare è l’unica alternativa. Nel tempo, a piccoli passi, non arriverà più a insistere e capirà che potrà sopravvivere a quell’attesa che prima sembrava impossibile da affrontare.

Ciò che ha fatto la differenza è:

  1. aver creato un ambiente adeguato intorno, con stimoli in grado di intrattenerlo durante l’attesa, come libri o giochi, ma niente schermi di tv e videogiochi;
  2. aver mantenuto il nostro ruolo di guida, senza contraddirci: se siamo convinti che la nostra posizione sia la migliore per il bene di nostro figlio, allora cerchiamo di rimanere saldi alla guida;
  3. aver guidato con calma, senza alzare la voce o dilungarsi in eccessive spiegazioni, ma soprattutto dando l’esempio e accompagnando il bambino a vivere questa attesa come un normale aspetto della quotidianità, che è perfettamente in grado di affrontare.