Leo si svegliò di soprassalto. Aveva appena finito di fare un sogno in cui immaginava la propria impresa, la Leo’sFactory, crescere e produrre sempre più accessori indispensabili per chi voleva essere un ottimo skateborder. E sì, era venuto il momento di mettere mano ai suoi risparmi e avviare la sua incredibile impresa che avrebbe cambiato il mondo!
Si alzò in tutta fretta e corse fino alla cucina, rischiando di inciampare per le scale. Doveva assolutamente annunciare a mamma Miranda e papà Ugo che il loro figlio più piccolo stava per diventare l’imprenditore di successo più giovane del pianeta e che tutti i suoi risparmi sarebbero stati investiti.
Si aspettava un fragoroso applauso, urla di incitamento e pacche sulle spalle a congratularsi, ma le uniche risposte al suo grandioso annuncio furono la risata sarcastica e laconica di Clara, gli occhi sbarrati della mamma (e diciamolo, anche spaventati da tanta irragionevolezza) e la testa scossa del papà.
“Facciamo così” disse Ugo “ora vai a scuola, fai i tuoi compiti e se stasera dopo tutte queste ore sarai ancora di questa opinione, ne parleremo insieme a cena. Adesso però vai, è già tardi”
Leo raddrizzò la schiena, risentito dai dubbi appena espressi dal papà. “Ma certo che stasera la penserò ancora così, sono un tipo determinato, io!” borbottò uscendo di casa e avviandosi alla fermata dello scuolabus.
Durante la mattina, Leo non riuscì a concentrarsi alle lezioni di storia e geografia e la voce della maestra che spiegava assiri e babilonesi fu soltanto un brusio di sottofondo. Stava ultimando il piano business del prossimo anno sulla pagina bianca del suo quaderno di matematica quando suonò la campanella dell’intervallo.
Corse veloce nel corridoio: no, non voleva godersi la pausa. Aveva assoluto bisogno di parlare con Clara, la sua sorella più grande, del suo piano. Clara era praticamente una banca, chi meglio di lei poteva capire se il business degli accessori per skateboarder avrebbe funzionato?
Stava cercando Clara quando incontrò Alex, il suo amico che abitava nella casa di fronte. Alex se ne stava seduto da solo in un angolo del corridoio, guardando con aria concentrata un quaderno sul quale stava scarabocchiando qualcosa. Leo non capiva come mai, ma Alex era quasi sempre da solo. A lui piaceva invece: era bravo allo skateboard ed era anche simpatico: adorava le caramelle alla liquirizia come lui! Come può uno che adora le caramelle alla liquirizia non essere simpatico?
Leo si fermò incuriosito “chissà che cosa scrive su quel quaderno! Anzi, chissà a che cosa sta pensando, è sempre così taciturno”.
“Ciao Alex!” esclamò con un sorriso a 32 denti “che fai su quei fogli? Posso?” e senza nemmeno aspettare la risposta comparve di fianco ad Alex per osservare meglio.
Alex lo guardò di sottecchi e anche un pò sulla difensiva, perchè non era tanto convinto di poter parlare dei suoi disegni. Poi però scosse la testa velocemente “Te li faccio vedere solo perchè sei tu e mi fido di te. Giura che non lo dici a nessuno!” fece con tono supplichevole pregandolo con le mani giunte. “Ma certo, di me ti puoi fidare! E poi, cosa sarà mai?” si precipitò a dire Leo con tono solenne e convinto, non voleva che il suo amico dubitasse della sua fedeltà. Non l’aveva mai visto tanto timoroso.
Si sporse al di sopra della spalla di Alex e vide finalmente il quaderno. Draghi, animali fantastici, unicorni, il quaderno era tappezzato di disegni degni della più alta e moderna street art. Leo guardò Alex con aria sorpresa “Ma da quando sei così bravo a disegnare? Non ti facevo artista!” e non appena terminò la frase gli occhi si fermarono sullla maglietta dell’amico: un drago sputafuoco che illuminava il fondo nero della maglia. Era uno dei disegni di Alex stampato su una maglietta ed era bellissimo!
“Hey Alex, ma tu devi venderli questi disegni, sono fighissimi! E devi venderli disegnati su magliette, come la tua! Tutti gli skateborder del quartiere le vorranno! Stavo proprio andando da Clara (sai la mia sorella so-tutto) per parlare del piano business per la mia futura impresa di successo, posso farne uno anche per te! Dimmi, quanti soldi puoi investire?” cominciò Leo con aria seria e concentrata, contando numeri immaginari nell’aria. Alex arrossì per l’imbarazzo ed esclamò allarmato “Io? C-che cosa? Impresa? Soldi? I miei disegni?! Ma che cosa dici Leo? Ma no, n-no no, è impossibile!”
Leo piegò la testa di lato con fare saccente “Impossibile? Non se hai me al tuo fianco, amico! Pensa: compri le magliette bianche, prendi tempere e colori, fai i tuoi disegni sulle magliette. Si cominca da poco sai? Il segreto del business è capire su che cosa investire, capire dove sta il guadagno. E io amico mio vedo tantissimo guadagno nelle tue magliette! Sono certo che andranno a ruba”. Entrambi fecero una pausa di silenzio e proprio quando si stava immaginando manager di successo circondato da skateborder adoranti e cocacola offerta gratuita a litri, Alex si schiarì la voce e molto debolmente disse “Io non ho soldi da investire, i miei non mi danno la paghetta, non possono e io non ho tempo per fare dei lavoretti perchè aiuto mia mamma con i miei fratelli più piccoli”. Lo disse d’un fiato, rosso come un peperone fino alla punta dei capelli e guardando ovunque tranne che verso il suo amico.
Leo scosse il capo e arricciò il naso “Mmmm” pensò “e ora come possiamo fare?”. Pensò in silenzio, ma concentrato finchè gli venne un’idea “Hey! Aspetta, ma te li posso prestare io!” esclamò scagliando in aria il pugno con aria trionfante. Alex si prese la testa fra le mani “Oh noooo, no no Leo. Io non ho nemmeno un centesimo e non so quando potrò ridarteli. Mi vergogno troppo e poi…dai. Ammetto di averci pensato spesso, ma chi mai vorrebbe comprare una delle mie magliette? Uff, non potrò mai fare nulla, mai” e si appoggiò al davanzale della finestra con la testa tra le braccia sconfortato.
A Leo venne improvvisamente in mente un servizio che il Tg aveva mandato in onda qualche sera prima. Si parlava di microcredito e la mattina dopo lui e suo papà ne avevano discusso, perchè lui dei paroloni della giornalista aveva capito ben poco.
Insomma alla fine aveva capito che il microcredito consiste in prestiti che le banche fanno a persone senza disponibilità economiche per aiutarle ad avviare un’impresa che permetta loro di vivere meglio. I prestiti sono senza garanzie e non ci sono grossi tassi di interesse. Che poi lui questi tassi doveva ancora vedere che cosa erano. Chissà se avevano la coda questi tassi…
Si scosse dai pensieri per tornare alla realtà e decise in quel preciso momento che la sua impresa poteva aspettare i prossimi sei mesi. Sì, era la scelta più giusta e anche quella più gratificante, si disse convinto.
“Alex, non c’è problema! Perchè ti darò io i soldi che ti servono per avviare la tua impresa. Non mi interessa sapere se e quando potrai ridarmeli, te li do e basta. Mi fido di te e voglio aiutarti, pensa a come sarà bello vedere in giro per il quartiere le tue magliette! E poi quest’anno ci sono le gare di skateboard provinciali, saranno la divisa della nostra squadra e saremo fichissimi con tutti quei dragi sputafuoco invincibili, da film!! Dai vieni con me, parliamo di come avviare il tuo business, vieni che ti spiego. L’altra sera al Tg parlavano di microcredito e…”
Due settimane dopo comparve fuori dal parco un banchetto e c’erano magliette, c’erano draghi e unicorni, c’erano ragazzini che volevano comprarle e sentirsi forti e invincibili. E c’era chi invincibile si sentiva davvero, di fronte a quella piccola folla, alle sue magliette, ai suoi disegni e alla generosità del suo grande e folle amico (nonchè ottimo manager!) Leo.
Alex era felice.